Introduzione
Il tema "La caccia agli anabattisti", trattato nel corso per animatori del campo BESJ 2006/07, si inserisce – inconsapevolmente – in una serie di progetti ufficiali e privati dedicati all'"Anno degli anabattisti 2007 - «La verità deve essere riconosciuta». In occasione di questo Anno degli Anabattisti vengono messi in scena spettacoli teatrali, scritti libri, organizzati viaggi e molto altro ancora.
Il corso per animatori di colonie forma in primo luogo i responsabili dei gruppi giovanili della BESJ affinché diventino animatori «Gioventù+Sport» nella disciplina «Sport da colonia/Trekking». In secondo luogo, introduce un tema nel gruppo degli animatori, affinché questi possano a loro volta organizzare e realizzare colonie su questo tema. Questo dossier è stato elaborato per introdurre i partecipanti e i responsabili di questi corsi (e in seguito, eventualmente, anche le persone interessate) alla tematica. Non pretende di essere esaustivo né privo di errori. Intende piuttosto fornire una panoramica, affinché gli organizzatori dei campi dispongano delle conoscenze di base necessarie.
Questo dossier descrive soprattutto gli avvenimenti relativi agli anabattisti bernesi. Laddove necessario, sono state inserite informazioni provenienti dal contesto più stretto e più ampio. Per un’introduzione più approfondita all’argomento era disponibile una versione più dettagliata presso la BESJ.
Cogliamo l’occasione per ringraziare il dott. Hanspeter Jecker, della Scuola Biblica di Bienenberg, per le preziose informazioni e la panoramica storica, nonché per la revisione della bozza iniziale.
A te, in quanto lettore – che tu sia partecipante o responsabile di un corso per collaboratori di campi estivi, oppure semplicemente interessato all’argomento – auguriamo di trarre grande beneficio dall’esplorazione del patrimonio storico anabattista della Svizzera e ai partecipanti ai tuoi campi estivi di provare grande gioia durante le attività dedicate a questo tema avvincente.
Lori Keller e Sara Kündig
Storia
Partiamo dalla Riforma
La Riforma è un movimento del XVI secolo che portò alla scissione dalla Chiesa cattolica romana e alla nascita delle Chiese riformate, luterane e anglicane, nonché di alcune Chiese libere. I principi comuni risiedono nell’allontanamento dai dogmi cattolici e nel ritorno alla Bibbia e ai suoi insegnamenti. Inizialmente, la separazione dalla Chiesa cattolica romana non era nelle intenzioni dei riformatori. L’idea originaria era quella di ripristinare la dottrina cristiana all’interno della Chiesa cattolica. La Riforma non nacque in un unico luogo per opera di un solo uomo: vi furono diversi centri e diversi riformatori che provenivano da contesti diversi e operavano in contesti politici diversi. Non è possibile individuare un unico fattore scatenante della Riforma; si trattò piuttosto di una serie di elementi che si accumularono fino a raggiungere, a un certo punto, il culmine e a sfociare in un’esplosione.
Ad esempio, c’erano diverse decisioni di riforma che erano state proposte, elaborate, ma poi non adottate come avrebbero dovuto. Le decisioni esistenti venivano indebolite dal Papa. Varie tasse, imposte e tributi confluivano nelle casse papali. Molti principi le ritenevano troppo elevate. A ciò si aggiungeva il fatto che il commercio delle indulgenze – secondo cui il perdono dei peccati era acquistabile – era sempre più oggetto di critiche. Una svolta decisiva giunse con la traduzione della Bibbia in tedesco ad opera di Martin Lutero. Il crescente settore della stampa permise di pubblicare in grandi tirature la Bibbia e, soprattutto, diversi «scritti eretici» dei riformatori. Per la prima volta la gente fu incoraggiata a leggere la Bibbia in modo autonomo – cosa che nella Chiesa cattolica non era consentita – e ciò fece sorgere molte domande senza risposta. Anche gli scritti dei riformatori venivano letti con interesse. La gente iniziò a mettere in discussione la Chiesa cattolica e i suoi insegnamenti, scoprendo così molte cose che non potevano essere sostenute dalla Bibbia.
Critica alla tradizione esistente
Esistono due approcci nella critica alla tradizione della Chiesa antica, sostenuti da diverse parti:
- Lutero sottopose la tradizione della Chiesa a un rigoroso esame. Il metro di giudizio era il testo della Bibbia. Le tradizioni che, a suo avviso, erano contrarie alle Scritture dovevano essere abolite. Egli si espresse tuttavia a favore del mantenimento delle tradizioni che, pur non basandosi direttamente sulla Bibbia, erano utili alla vita dei fedeli.
- Zwingli e Calvino rifiutarono tutte le tradizioni che non trovavano fondamento nella Bibbia. Per questo motivo i riformati hanno luoghi di culto sobri, decorati al massimo con versetti biblici. Zwingli rifiutò in parte persino la musica strumentale in chiesa. La Cena del Signore è una celebrazione commemorativa.
Sviluppi politici
Come già accennato in precedenza, non furono solo gli abusi politici o sociali della Chiesa a scatenare la Riforma; piuttosto, questi aspetti fornirono il terreno fertile per le nuove idee teologiche dei riformatori. Alla contesa teologica sulla corretta interpretazione della Bibbia si aggiunsero ben presto anche aspetti politici. Le nuove idee fornirono ai principi dell’Impero una giustificazione teologica per poter ridurre il carico fiscale imposto da Roma. Anche la nascita delle Chiese protestanti regionali rafforzò l’autonomia dei principati. Nella prima metà del XVI secolo scoppiarono diverse guerre tra cattolici e protestanti in Germania e in Svizzera, che in Germania si conclusero nel 1555 con la Pace religiosa di Augusta e in Svizzera nel 1531 con la seconda Pace di Kappel. In entrambi i casi si arrivò al principio «cuius regio – eius religio» (a chi il territorio, a lui la fede). Ciò significava che in Germania era il principe a determinare la confessione religiosa del proprio territorio, mentre in Svizzera la decisione spettava al governo repubblicano del cantone.
Gli approcci radicali
Per riformatori come Thomas Müntzer, Andreas Bodenstein von Karlstadt, Menno Simon o Jakob Hutter, l’epoca era caratterizzata da presagi apocalittici. Alcuni di loro interpretavano gli eventi in chiave spiritualista e vedevano il proprio compito nel preparare la strada al Regno di Dio, che ai loro occhi stava realmente irrompendo come un regno escatologico di giustizia. Va tuttavia precisato che i «radicali» seguivano approcci molto diversi.
Cercavano con entusiasmo di creare strutture escatologiche: le comunità dovevano essere composte da persone battezzate nella fede autentica (ribattezzamento/battesimo degli adulti). Essi influenzarono persino le strutture politiche e ribaltarono in parte in modo rivoluzionario i rapporti sociali e politici – sotto forma delle famose guerre contadine.
Ciò incontrò una forte resistenza non solo da parte dell’élite sociale e della Chiesa cattolica. Anche i protestanti, con Lutero alla loro guida, invocarono la fine violenta dei disordini. Con la forza delle armi, le truppe principesche misero fine alle rivolte: gli anabattisti trovarono la libertà religiosa solo emigrando in America. Verso la metà del XVI secolo entrò in scena una seconda generazione di riformatori. A Ginevra fu Giovanni Calvino e a Zurigo Heinrich Bullinger, il successore di Zwingli. Il loro contributo fu quello di consolidare teologicamente la Riforma: Calvino con la sua «Istituzione», Bullinger con la «Seconda Confessione Elvetica». Entrambi esercitarono un’influenza sul protestantesimo a livello europeo.
La reazione della Chiesa cattolica
La Chiesa cattolica tentò dapprima di persuadere, poi ricorse a pressioni politiche ed ecclesiastiche. Lutero dovette fuggire e sopravvisse solo grazie alla protezione dei principi. Zwingli, invece, riuscì a convincere il Consiglio di Zurigo della correttezza del suo insegnamento. Le nuove idee della Riforma si diffusero a macchia d’olio: la popolazione si convertì in massa alla nuova fede, le città imperiali e i principi si schierarono dalla parte della Riforma. L’allora imperatore Carlo V rimase cattolico, ma non poté concentrarsi sulla repressione della Riforma, poiché la politica estera (Turchia e Francia) lo impegnava fortemente. In seguito, con la fondazione dell’Ordine dei Gesuiti, fu avviata la Riforma all’interno della Chiesa cattolica. La Riforma rappresentò una delle grandi svolte nella storia dell’Occidente. Per la storia del cristianesimo, la Riforma significò che fu possibile frenare l’onnipotenza della Chiesa cattolica.
Anabattisti nei dintorni di Zurigo e di Sciaffusa
Gli anabattisti nei dintorni di Zurigo
Ulrich Zwingli divenne pastore a Glarona nel 1506 e partecipò attivamente alle campagne militari dei glaronesi a favore del Papa in Lombardia dal 1512 al 1515. Mentre inizialmente si dedicò principalmente agli scritti umanistici, in seguito si occupò molto intensamente del Nuovo Testamento greco di Erasmo da Rotterdam, appena pubblicato. Giunse così alla conclusione che la dottrina della Chiesa, in alcuni punti, non fosse in accordo con il Nuovo Testamento. Nel 1516 iniziò a predicare contro i pellegrinaggi, i venditori di indulgenze e altri abusi ecclesiastici. Esortò i vescovi a riformare la Chiesa secondo le indicazioni della Parola di Dio. Nel 1519 Zwingli giunse a Zurigo per commentare lì i Vangeli in modo continuativo. Riuscì a convincere il Consiglio di Zurigo a esortare tutti i predicatori a predicare secondo il Vangelo. All’inizio del suo periodo a Zurigo, i capi anabattisti erano suoi compagni; dopo varie dispute, divenne un loro aspro avversario. Per gli anabattisti zurighesi, la Riforma sotto Zwingli procedeva troppo lentamente e in modo troppo poco coerente. Molti avevano atteso a lungo la Riforma. E ora che era stata attuata legalmente, si voleva riorganizzare rapidamente e radicalmente la Chiesa secondo il modello cristiano primitivo. Ma Zwingli esitava. La Riforma era stata attuata per decisione del Consiglio. Zwingli non poteva quindi semplicemente abolire la messa e l’intera religione romana. Ci voleva tempo perché il processo maturasse, anche se ci sarebbero voluti ancora anni prima che la Riforma fosse completata. Ulteriori ostacoli derivavano dal fatto che a Zurigo non tutti sostenevano la Riforma, ma c’erano anche molti che volevano rimanere fedeli alle tradizioni romane. L’altra fazione non voleva affatto seguire il modello biblico, ma semplicemente rompere radicalmente con tutto ciò che aveva un’influenza romana. Zwingli si trovò quindi di fronte a opinioni diverse e dovette agire con saggezza per far attecchire la Riforma su un terreno fertile. Zwingli e gli anabattisti erano d’accordo sui principi fondamentali, quindi non sarebbe dovuto verificarsi alcuna rottura. La lunga attesa di un cambiamento provocò però negli anabattisti una crescente intolleranza. Col passare del tempo, questo fuoco dell’intolleranza fu alimentato sempre di più, finché la bomba non esplose.
Gli anabattisti nella zona di Sciaffusa
Il documento più famoso del movimento anabattista di Sciaffusa è la Confessione di Schleitheim, redatta da Michael Sattler in occasione del sinodo anabattista del 24 febbraio 1527. Esso non costituisce una sintesi dei principi di fede fondamentali degli anabattisti, ma persegue l’obiettivo di chiarire alcuni punti controversi tra gli anabattisti e di analizzarli alla luce della Bibbia. I sette temi trattati sono: il battesimo, la disciplina ecclesiale, la Cena del Signore, la separazione dal mondo, il ministero pastorale, l’autorità e il giuramento. Di seguito sono riportati gli articoli essenziali della Confessione di Schleitheim. Sebbene siano stati notevolmente abbreviati, offrono comunque una panoramica del pensiero degli anabattisti.
- Sul battesimo
Il battesimo deve essere amministrato a tutti coloro che sono stati istruiti sul pentimento e sul cambiamento di vita e che credono sinceramente che i loro peccati siano stati rimossi per mezzo di Cristo. Ciò esclude qualsiasi battesimo dei bambini, che è il primo e più grave abominio del Papa.
- Sui pastori della comunità
Il pastore della comunità di Dio deve essere, secondo l’ordine stabilito da Paolo, una persona che goda di buona reputazione anche tra coloro che non appartengono alla fede. Il suo ministero deve consistere nel leggere, esortare, insegnare, ammonire, correggere, scomunicare, guidare la preghiera, iniziare a spezzare il pane e avere cura in ogni cosa del Corpo di Cristo.
- Sull’autorità
L’autorità è un ordine divino al di fuori della perfezione di Cristo. Essa punisce e uccide i malvagi e protegge e difende i buoni.
In primo luogo: i cristiani non devono usare la spada contro altre persone.
In secondo luogo: i cristiani non devono giudicare gli altri.
In terzo luogo: i cristiani non devono far parte dell’autorità.
Infine: Il nostro Capo è Cristo e noi, in quanto sue membra, dobbiamo agire secondo il volere di Cristo.
- Sul giuramento
Il giuramento è una conferma tra coloro che litigano o fanno promesse, ed è prescritto dalla legge che esso sia prestato solo nel nome di Dio, in modo veritiero e non falso. Cristo, che insegna il compimento della legge, proibisce ai suoi di giurare in qualsiasi modo, sia in modo vero che falso, sia invocando il cielo che la terra.
Gli anabattisti nei dintorni di Berna
«Adesso sei anche tu tra gli anabattisti? Da quando abbiamo di nuovo una tale piaga in carica? Lo sai che qui non si tollerano gli anabattisti? Credo che Brandis sia ormai pulita; a parte alcune donne testarde, nessuno fa più parte di quella marmaglia; solo dietro Trachselwald e Langnau se ne nascondono ancora un paio!»
Queste parole di un balivo bernese rivolte a un giovane che si era recentemente convertito agli anabattisti riflettono l’opinione generale sugli anabattisti in Svizzera.
Non è affatto facile farsi un’idea della storia degli anabattisti nella zona di Berna. Per questa parte della Svizzera non si dispone di una base informativa ottimale. Sebbene si trovino dati qua e là, questi sono molto lacunosi e per lo più molto succinti. Quasi tutte le informazioni provengono da anabattisti che hanno reso confessioni sotto crudeli torture. Di conseguenza, le testimonianze degli anabattisti sono molto imprecise e talvolta si incontrano nomi che appaiono dal nulla per poi scomparire di nuovo. Si pone inoltre la questione di chi si possa definire anabattista. Come classificare uomini come Thomas Müntzer: come anabattisti o come luterani? Molti devono quindi essere definiti simpatizzanti degli anabattisti, ma non anabattisti veri e propri.
Il circolo anabattista bernese era una comunità radicata nel territorio, i cui seguaci non possono essere definiti come persone volubili e effimere. Erano disposti ad affrontare ogni sorta di privazione. Non si tiravano indietro di fronte agli interrogatori e alla tortura. E non esitavano a percorrere molti chilometri a piedi per raggiungere le loro riunioni segrete. Si impegnavano con forza a difendere la conoscenza biblica in cui credevano.
Arrestati – interrogati – annegati
Alla Disputa di Berna del 1528, in cui fu presa la decisione di introdurre la Riforma, si presentarono anche otto anabattisti. Non furono ammessi, ma arrestati. Solo al termine dei lavori ebbe luogo un colloquio, durante il quale lo stesso Zwingli tentò di smascherare gli anabattisti dal loro errore. Senza successo. Fu loro vietato l’accesso alla città e alla campagna e furono minacciati di morte qualora fossero tornati. Tre di loro, tuttavia, fecero ritorno. Furono arrestati e interrogati. A metà luglio del 1529 furono annegati nell’Aare. Il 13 marzo 1535 le autorità decisero che «d’ora in poi gli uomini sarebbero stati condannati a morte con la spada, mentre le donne sarebbero state condannate a morte per annegamento senza possibilità di grazia». La suddetta condanna a morte dei tre anabattisti non è l’unica. Anche Hans Haslibacher, di Haslibach presso Sumiswald, è uno dei numerosi anabattisti documentati che furono giustiziati a Berna tra il 1528 e il 1571.
Caccia all’uomo
Nel mandato del 1583 si legge: «Non servirà a nulla cercare di sradicare questa setta ribelle, poiché essa cresce di giorno in giorno. I capi, i predicatori, i maestri e i capibanda anabattisti devono essere giustiziati con la spada senza alcuna pietà. I funzionari dovranno inoltre assumere e retribuire persone incaricate di dare la caccia, giorno e notte, ai capi e ai leader. Le fattorie degli anabattisti, dove non ci sono bambini, dovranno essere vendute, se possibile.»
Iniziarono tempi difficili per le anabattiste e gli anabattisti bernesi. Dalle autorità superiori e da Berna, Weibel e altri (più o meno) incaricati davano la caccia alla «selvaggina umana». Venivano organizzate vere e proprie cacce all’uomo. Queste erano piuttosto redditizie, poiché nei «registri ufficiali» sono ripetutamente annotate somme che venivano pagate quando la caccia aveva esito positivo. Una volta furono offerti ben 100 fiorini (1 fiorino = 2 libbre) per la cattura di un maestro anabattista. In una cronaca si legge quanto segue: «1644 – Grande caccia agli anabattisti. Il governo dà la caccia a Ueli Zaugg, Ueli Neuhaus e Christen Stauffer sull’Äbnit a Eggiwil. Molti anabattisti in prigione, 48 dei quali espulsi.»
Tortura
Con la tortura si cercava di estorcere confessioni sia agli uomini che alle donne, per scoprire i nomi dei loro fratelli nella fede, la loro «dottrina» o i luoghi di riunione, oppure per distoglierli dalla loro «dottrina errata». In un documento si legge, tra l’altro: «…è stato tirato su con la corda a mani vuote…». La seconda volta, la stessa persona è stata tirata su con una pietra appesa al collo. Di un altro uomo si riferisce che anche lui sia stato issato la prima volta senza peso, poi con una piccola pietra e, per la terza volta, addirittura con una pietra del peso di 75 libbre. Alle donne, ad esempio, veniva applicata la morsa per i pollici. In un decreto del 1670 si legge: «… tali teste disubbidienti e ribelli debbano essere pubblicamente frustate con le verghe e condotte oltre il confine». Se avessero rimesso piede nel paese, sarebbero state trattate «con lo stesso trattamento» e inoltre «marchiate con il ferro rovente».
Multe
In una lettera aperta, letta dai pulpiti dei distretti di Signau, Trachselwald e Brandis, si legge ad esempio che gli anabattisti dovevano essere multati di 10 libbre e «se non avessero desistito, sarebbero stati puniti con la vita e i beni; inoltre, a coloro che li ospitavano sarebbero state chiuse le case e i fienili». Un figlio dovette pagare una multa di 10 libbre perché aveva «ospitato e aiutato» il padre anabattista senza permesso. È inoltre riportato quanto segue: «1599. Da Hanns Gerber, il vecchio di Goldt, della parrocchia di Langnow, sono state riscosse 1800 sterline a causa della sua disobbediente moglie anabattista».
Protezione degli anabattisti da parte dei cittadini
Nel 1585 l’autorità secolare conferì all’autorità ecclesiastica il mandato ufficiale: «Desiderando che tutti i predicatori appartenenti al presente capitolo si riuniscano e, con vari mezzi, discutano tra loro su come abolire le dottrine e le riunioni anabattiste, per poi riferire il loro parere ai miei signori.» I signori ecclesiastici riferirono, tra l’altro: «… I seduttori e i falsi maestri devono essere scacciati dai territori di Vostra Grazia con ogni diligenza e serietà…» A tutti i sudditi doveva essere severamente vietato «ospitare e soccorrere» qualsiasi anabattista. Non era consentito intrattenere alcun rapporto commerciale con gli anabattisti, né in acquisto né in vendita. Essi devono essere denunciati, affinché vengano istruiti da predicatori idonei. Se non si lasciano istruire, devono essere «sostenuti con pane e vino fino a quando la loro ostinazione non sarà spezzata, oppure devono essere espulsi dal paese secondo il giudizio di Vostra Grazia».
Espulsione dal territorio
Sulla base di questa perizia, il governo pubblicò un nuovo decreto in cui dichiarava, tra l’altro: *Poiché essi (gli anabattisti) non accettano né ammonimenti né istruzione, rimangono ostinati e disobbedienti, e non volendo nemmeno ravvedersi, debbano essere condotti in prigione ai confini della marca e allontanati dal nostro paese, poiché siamo determinati, qualora dovessero tornare nel nostro territorio e venissero catturati, ma non desistano, bensì rimangano ostinati nel loro errore come prima, li puniremo con la morte in quanto persone disobbedienti, apostate e ribelli». Spesso gli anabattisti venivano cacciati oltre confine completamente indigenti. Molti non riuscivano a sopportarlo e tornavano indietro. Nel corso del tempo centinaia di persone, uomini, donne e bambini, furono costrette a lasciare il paese. Le famiglie venivano separate: una parte doveva andarsene, l’altra rimaneva indietro. Nel 1672 si verificò una grande e violenta espulsione. Circa 700 persone si trasferirono nel Palatinato. Altri, invece, furono caricati su barche presso l’imbarcadero di Berna per essere portati fuori dal paese.
Via sulle galee
Il culmine della persecuzione nel XVII secolo fu la decisione del Consiglio di «spedire» gli anabattisti sulle galee. Dopo i disordini anabattisti a Eggiwil nel 1671, fu inviata a tutti i funzionari e ai Venner una circolare in cui si leggeva, tra l’altro: «Stiamo inviando un certo numero di quei sudditi disobbedienti, i cosiddetti anabattisti, incatenati in ferro in Italia sulle galee veneziane per il lavoro ai remi, e siamo fermamente determinati a procedere allo stesso modo contro tutti coloro che si dimostrino altrettanto disobbedienti…» Non si trattava di parole vuote. Ciò che era stato messo per iscritto venne effettivamente messo in atto. Dodici anabattisti furono condannati a due anni di servizio sulle galee e il 16 marzo sei di loro, incatenati gli uni agli altri, furono caricati su una nave a Thun e da lì condotti, passando per Interlaken, su un’altra imbarcazione. Il viaggio proseguì poi verso Bergamo e Venezia. Un decreto del 1670 stabiliva che i beni dei deportati fossero venduti. Il governo si adoperava per espellere gli anabattisti, per quanto possibile, privandoli di ogni mezzo di sussistenza e trattenendo i loro beni nel paese. Di conseguenza, numerose fattorie contadine furono confiscate.
Carità
Non tutti presero parte alla persecuzione degli anabattisti. Di tanto in tanto c’erano persone disposte ad aiutare i perseguitati, anche se rischiavano di essere punite per questo. Ad esempio, i cacciatori di anabattisti erano impopolari tra la gente. Ovunque si presentassero, venivano ostacolati. La popolazione rurale spesso si schierava a favore degli anabattisti in difficoltà. A volte si riusciva a impedire l’attuazione delle misure governative. Gli anabattisti ricevevano aiuto anche dai loro fratelli nella fede all’estero (Palatinato, Paesi Bassi, Alsazia). Nonostante tutti gli sforzi da parte delle autorità, gli anabattisti non scomparvero.
Fine delle persecuzioni contro gli anabattisti a Berna
A differenza degli anabattisti zurighesi (fino al 1620 circa), nelle valli dell’Emmental, più difficili da raggiungere e quindi anche più difficili da controllare, l’anabattismo riuscì a sopravvivere. Nel 1711 si verificò un esodo di massa di circa 350 anabattisti bernesi e neuchâtelesi a bordo di quattro navi che risalirono l’Aare, per lo più in direzione dell’Olanda. Non pochi proseguirono il viaggio verso l’America, dove si stabilirono come «Amish». Gli anabattisti rimasti vissero, a seguito di un nuovo decreto contro gli anabattisti del 1718 circa, una nuova ondata di persecuzioni. Nel 1743 la Camera degli Anabattisti di Berna fu abolita e nel 1798, con la prima Costituzione elvetica, fu garantita la libertà di culto. A partire dal 1810 gli anabattisti furono ufficialmente tollerati, a condizione che non svolgessero attività missionaria. Tuttavia, dovevano vestirsi secondo il «regolamento anabattista» e in alcuni casi venivano persino battezzati con la forza. Solo a partire dal 1820 furono riconosciute le nascite, i matrimoni e le comunità. In questo modo la persecuzione degli anabattisti fu finalmente relegata al capitolo della (triste) storia.
Amish
Amish, una setta scissionista dei mennoniti
Gli Amish (in inglese Amish) sono una comunità religiosa che affonda le sue radici nel movimento anabattista del XVI secolo. Nel 1693/94, a causa di controversie relative alla disciplina comunitaria, si verificò una scissione all’interno dei Mennoniti, provocata da Jacob Amann. Jacob Amann, detto «Patriarca», originario del Simmental (BE), fondò la prima comunità amish in Alsazia, a Sainte-Marie-aux-Mines.
I «fratelli» dell’Alsazia furono chiamati a osservare una disciplina rigorosa nella pratica religiosa. A causa di tale rigore, Amann e i suoi seguaci entrarono ben presto in conflitto con gli antichi anabattisti dell’Alsazia, e in seguito anche in Svizzera e nel Palatinato. Nel 1712, per ordine di Luigi XIV, l’intera comunità anabattista fu costretta a trasferirsi. Si diressero così nei dintorni più o meno vicini, in parte anche di nuovo in Svizzera (Neuchâtel e Principato di Basilea).
All’inizio del XVIII secolo la pressione religiosa ed economica sugli Amish si intensificò e così, negli anni 1707-1754, essi emigrarono negli Stati Uniti d’America. Nei primi anni l’insediamento si concentrò nello Stato della Pennsylvania. In una seconda ondata di emigrazione intorno al 1815, circa 3'000 Amish svizzeri si stabilirono negli Stati dell’Ohio, dell’Indiana, dell’Illinois e dell’Ontario (Canada). Negli anni successivi molti Amish seguirono l’esempio dei primi emigranti, motivo per cui oggi troviamo numerose comunità amish nel nord e nell’est degli Stati Uniti, nonché nel sud del Canada.
Gli Amish sono una comunità religiosa che si basa su un particolare «ordine». Sono generalmente noti per condurre uno stile di vita molto austero. La maggior parte delle famiglie Amish si guadagna da vivere con l’agricoltura. Grande importanza viene attribuita alla famiglia, alla comunità e all’isolamento. Nella maggior parte dei casi rifiutano categoricamente il progresso tecnologico. Una tradizione particolare è l’arte tessile del «patchwork». Per rappresentare l’imperfezione degli esseri umani, in ciascuna di queste opere individuali viene inserita deliberatamente un’imperfezione.
Religione
Ogni due settimane, nella fattoria di un membro scelto, si tiene una funzione religiosa per l’intera comunità. Durante la funzione, uomini e donne siedono separati. Al predicatore è vietato utilizzare appunti. L’intera omelia viene recitata a memoria. Al termine si consuma un pasto in comune. I bambini degli Amish vengono battezzati solo dopo i 16 anni. In tale occasione, i bambini – ormai diventati adolescenti – devono decidere consapevolmente se condurre una vita da Amish o intraprendere volontariamente un’altra strada. Chi infrange la promessa battesimale viene sottoposto alla cosiddetta «scomunica»; viene escluso dalla vita comunitaria (ad esempio, nessuno mangia più allo stesso tavolo con un emarginato). La situazione rimane tale finché l’emarginato non si ravvede.
Cifre
Attualmente ci sono circa 220'000 Amish, che vivono per lo più in 250 comunità distribuite in 26 stati degli Stati Uniti e in Ontario, Canada. Grazie all’alto tasso di natalità, superiore a sei figli per donna, il numero dei fedeli raddoppia ogni 20-25 anni. Solo nel 2004, la crescita demografica degli Amish è stata del 4,5%.
Per motivi di fede, le donne Amish devono indossare la cuffia. Inoltre, è loro vietato tagliarsi i capelli o indossare gioielli. Il loro abbigliamento consiste in una gonna o in un abito, che può essere di colore viola, blu, verde o marrone. Una volta sposata, una donna Amish può indossare solo abiti neri.
Agli uomini è prescritto di portare i capelli corti: tagliati a forma di «padella», nessun capello deve spuntare da sotto il cappello. Dopo il matrimonio indossano abiti scuri, un cappello nero e si lasciano crescere la barba. A questo punto la coppia si trasferisce in una casa propria. Avere molti figli è considerato una benedizione di Dio e questi possono mettere la propria forza lavoro al servizio della fattoria di famiglia.
Le donne partoriscono i propri figli a casa. Si recano in un ospedale moderno solo in caso di complicazioni.
Costumi tradizionali degli anabattisti svizzeri
Non c'è molto da dire sull'abbigliamento degli anabattisti in Svizzera. Il costume anabattista, che evita tutto ciò che è civettuolo, opulento e alla moda per mettere ancora più in risalto la semplicità e la funzionalità, non nacque all'epoca della fondazione del movimento a Zurigo nel 1525. I seguaci di allora provenivano dagli ambienti degli artigiani, dei contadini, dei patrizi e dei cittadini di formazione umanistica, nonché del clero di orientamento evangelico radicale. Tutti indossavano gli abiti tipici della propria classe sociale. Solo quando, a causa delle persecuzioni, l’anabattismo si ridusse a un fenomeno prevalentemente contadino, poté nascere un vero e proprio abito anabattista.
La controversia del 1693 aveva sicuramente influenzato in modo duraturo anche la marcata semplicità del costume anabattista. Essendo autosufficienti, gli anabattisti vivevano in parte in comunità di beni e si tenevano ben lontani dalla «civiltà». Inoltre, producevano per lo più da soli i tessuti per i propri abiti. Come è noto, coltivavano il lino e lavoravano la lana delle loro pecore per ricavarne il «mezzo lino». Va inoltre tenuto presente che il costume anabattista non era un abito da domenica, bensì un indumento da giorno feriale, la cui praticità doveva dimostrarsi nella routine lavorativa quotidiana. Così, il semplice abito contadino diventa in definitiva anche un richiamo al percorso travagliato del movimento anabattista svizzero nel corso dei secoli.
Riferimenti e fonti
Letteratura specialistica
- Blanke, Fritz (2003): «Fratelli in Cristo». Editore Schleife
- Veraguth, Paul (2003): «Heile unser Land». Schleife-Verlag
Racconti e romanzi
- Zimmermann, Katharina (1995): «Die Furgge». Zytglogge-Verlag. Romanzo avvincente su «Madleni», una giovane anabattista perseguitata della regione di Schangnau.
- Tavel, Rudolf von (1927): «Der Frondeur», tra l’altro edito da Cosmos-Verlag (1979), fuori stampa. Romanzo in dialetto bernese, molto autentico.
- Schranz, Hans (1974): «Passion im Emmental». Opuscolo sjw, fuori stampa
- Laederach, Walter (1938): «Passion in Bern». Editore Rentsch, fuori stampa
- Brun, Georg (2003): «Der Augsburger Täufer». Editore Aufbau-Taschenbuchverlag
Film
- «The Radicals», 1992, 90 min. Un film sui battisti della Germania meridionale Michael e Margaretha Sattler.
- «Im Leben und über das Leben hinaus», 2005, 150 min. Uno sguardo alle comunità anabattiste odierne a Sonneberg/Jura e a Berne/Indiana.
- «The Headsman», 2005, 108 min. Un film non del tutto privo di significato sugli anabattisti in Tirolo
Contenuti e immagini, copyright:Lori Keller, Sara Kündig, dossier tematico del corso per collaboratori dei campi BESJ 2006/07, Federazione delle associazioni giovanili evangeliche svizzere (BESJ)
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